CARPIGNANO SALENTINO

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… un bel panorama chiuso ad oriente dall’azzura frangia dell’Adriatico, Carpignano occupa il primo piano di questo paesaggio, e sull’abitato bianco si elevano maestosi pini ad ombrello. Dietro al paese una lunga striscia verde-scura accenna all’uliveto che continua sino a pochi chilometri dal mare… (Cosimo De Giorgi, “Bozzetti di viaggio”)

Situato sull’antico asse viario della via Traiana-Costantiniana, tra cripte, santuari e possenti torri colombaie Carpignano Salentino affonda le radici nella civiltà rupestre come testimoniano le grotte-abitazioni e i frantoi ipogei. Tra queste testimonianze la più nota e apprezzata è la cripta di Santa Cristina, preziosa eredità del rito greco che custodisce interessanti affreschi di bizantini, pare perfino i più antichi di Puglia.

Se osserviamo la veduta dell’abate Giovan Battista Pacichelli, che riporta Carpignano alla fine del Seicento, si può notare come, nella sua interezza, questo borgo sia rimasto in gran parte immutato. Il paese, di forma ovale, ormai scomparse le mura e il fossato, oggi è delimitato da due strade dette extramurali. Dall’immagine spiccano le mura, le torri e le due porte d’accesso al paese: una monumentale nei pressi dell’attuale piazza, l’altra più piccola adiacente al castello (oggi non più esistenti). Ciò che si conserva oggi della struttura del vecchio centro si caratterizza per le sue vie che si incrociano in gran parte ad angolo retto: questo schema è simile a quello dell’antico campo romano, col cardo e il decumanus. Il primo corrisponderebbe all’attuale Via Roma e il secondo corrisponderebbe a Via Duca Ghezzi. Una passeggiata nel centro storico di Carpignano consente al visitatore di scorgere stemmi gentilizi, splendidi portali, deliziosi vicoli ciechi, incantevoli scorci, austeri balconi, frantoi ipogei graziosi loggiati e architravi con date e motti latini.

Ma non è tutto. Nelle vicinanze dell’abitato, lungo la via per Borgagne, svetta la torre colombaia più grande del Salento,fatta costruire nel corso del Quattrocento dai Del Balzo-Brienne, gli antichi nobili del posto come si evince dai loro stemmi. Nei pressi della torre sorge il Santuario di Santa Maria della Grotta, eretto sul finire del XVI secolo, ma ripetutamente rimaneggiato sino ad anni recenti. Secondo la tradizione il 2 luglio 1568, un cieco, per trovare riparo da un violento temporale, si rifugiò in una grotta abbandonata e mentre pregava si addormentò, in sonno le apparve la Vergine, che gli chiese di edificare in quel luogo una chiesa.
A testimonianza delle origini remote di questo borgo anche quattro menhir, di cui oggi ne rimangono purtroppo solo due: il menhir Grassi e il menhir Croce Grande o Staurotomèa.

Tra i più piccoli centri della Grecìa Salentina, Carpignano si trova a pochi chilometri dalla costa otrantina e comprende anche la frazione di Serrano, posta su una serra dalla quale si può vedere il mare Adriatico e immersa in un paesaggio di muretti a secco, masserie, pajare. Legata tradizionalmente alla frazione di Serrano è la chiesa bizantina di Santa Marina che sorge esattamente sui resti di Stigliano (a circa 3 chilometri dal centro abitato di carpignano), antico casale del periodo bizantino distrutto dai turchi e appartenuto, tra gli altri, ai marchesi Granafei.

Carpignano Salentino è nota anche per la Festa “te lu mieru”, una delle prime e più suggestive sagre del Salento, tanto da essere stata definita “la Madre delle Sagre” che si svolge ai primi di settembre, nata negli anni Settanta grazie all’incontro della comunità con Eugenio Barba e il suo Odin Teatret. Quest’ultima era una compagnia teatrale multiculturale, per lo più scandinava, che proponeva i suoi spettacoli in una sorta di “baratto” con le comunità che lo ospitano, che a loro volta offrivano al gruppo le danze e le musiche locali, coinvolgendolo nelle cerimonie tradizionali e religiose. È così che a Carpignano ormai da più di quarant’anni si brinda alla stagione della vendemmia e per le strade del borgo si vedono le maschere in cartapesta che rievocano i Danesi.

Altro evento tradizionale è la Fiera di Ognissanti. Si tratta di una delle manifestazioni più antiche del Salento, giacché risalente intorno all’anno 1000 e da allora continua a replicarsi anno dopo anno, senza interruzioni. In origine era però legata al culto dei Santi Medici in quanto si svolgeva nei pressi dell’omonima chiesa, fuori dalle mura del paese, in località San Cosimo o Carbieno, da dove pare passasse la via Traiana; in seguito al crollo della chiesa dedicata al santo, e di cui oggi rimangono solo pochi ruderi, la fiera venne spostata nella vicina Carpignano. La Fiera di Ognissanti era originariamente un’occasione di scambio di beni dell’agricoltura: tutt’oggi la gran parte delle merci scambiate riguardano a coltivazione della terra, ma presso le innumerevoli bancarelle troviamo anche prodotti di ogni tipo. Un comparto della fiera è inoltre dedicato alla vendita degli animali dove potrete ancora assistere alla pantomimica sceneggiata degli intermediari che cercano di procacciare la vendita del bestiame. E da alcuni decenni è tornata poi la tradizionale macellazione delle carni suine paesane a cui è legata una sagra per la degustazione delle saporite carni del maiale, preparate secondo i dettami delle ricette tradizionali. La sagra, che oggi si svolge in Piazza Duca d’Aosta e nel Largo Madonna delle Grazie, è da connettersi al fatto che i maiali erano facilmente reperibili in questo periodo dell’anno, quando, mille anni fa, venivano richiesti e consumati volentieri dai mercanti che raggiungevano Carpignano da lontano.

Dunque storia, arte e tradizione antichi ma ancora presenti fanno del piccolo centro di Carpignano un inedito fiore all’occhiello del Salento. Basta saper cosa e dove osservare!

Cenni di storia

La storia del comune di Carpignano Salentino, con la piccola frazione di Serrano, affonda le sue radici in tempi lontani come testimonia il vasto patrimonio artistico e culturale del piccolo borgo. Fino all’Unità d’Italia, Carpignano e Serrano erano due Comuni autonomi, successivamente riuniti sotto un’unica amministrazione. Centro delle Grecìa Salentina, anche se l’uso del griko sembra si sia estinto nei primi decenni del XIX secolo, il feudo di Carpignano è tra i più estesi del Salento. Conobbe un periodo di particolare splendore sotto i Baroni Personè (1574-1604). Passò poi a Fabrizio Lanario (1604), che diventò Duca e poi Principe di Carpignano. Il Principato continuò con Amatuta de Azevedo fino all’arrivo dei Duchi Ghezzi (1663), feudatari fino all’Ottocento.

Le origini del piccolo centro abitato pare possano essere collocate in epoca romana, tra il 300 e il 200 a.C., anche se recenti studi ipotizzano una radice messapica nel nome, fissando in quell’epoca l’origine del centro. L’ipotesi dell’origine romana deriverebbe il nome del paesino dal centurione di nome Carpinius, il quale ebbe in dono il feudo, poiché uomo valoroso e coraggioso. Tutt’altra storia l’ipotesi dell’origine messapica, la quale afferma che il toponimo derivi etimologicamente da Karp, cioè “roccia”, “pietra”, “monte” lasciando intendere che Carpignano fosse un centro abitato costruito sulla roccia. Simbolo del Paese è un pino ad ombrello con la corona marchesale, affiancato dalle lettere C. e P. che richiamano il “popolo di Carpignano”.


Walking Tour a Lecce







FESTE
San Antonio da Padova (13 giugno)
San Vito (15 giugno)
Madonna della Grotta (2-3 luglio)

EVENTI
Festa “te lu mieru” (primo weekend di settembre)
Fiera di Ognissanti (31 ottobre – 1 novembre)

TIPICITÀ
Specialità gastronomiche da degustare, soprattutto durante la Festa “te lu mieru”:
panino piccantissimo con ricotta ’scante, acciughe e olio piccante
frise con lacciu (con il sedano)